7 gennaio 2016
Bruno

Cavriglia: cronaca di uno zoo smantellato


di Nicola Dembech – attivista di Essere Animali

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Il parco-zoo cittadino di Cavriglia in provincia di Arezzo come diversi parchi comunali sparsi in tutto il territorio italiano prima di ogni intervento apportato dal progetto che sarà illustrato nella seguente intervista si presentava come uno di quei classici luoghi dove la scelta di inserire animali all’interno di gabbie e recinti risultava finalizzata all’aspetto decorativo degli spazi verdi e all’intrattenimento dei visitatori. Si tratta di un modello eticamente superato ma che oggi deve fare i conti con una società individualista che riflette se stessa ed è causa dell’imprigionamento di un grande numero di animali.

Nella storia qui raccontata si scardina questa antica concezione. Si chiude un capitolo e se ne apre uno nuovo. Si passa all’adozione pratica di un pensiero rivolto al  noi piuttosto che l’io, riconoscendo nell’altro non umano una personalità  libera da ogni asservimento e più vicina ai presupposti di un mondo abitato insieme.

Ma il successo di questa campagna, l’aver restituito il dovuto rispetto agli animali imprigionati nel parco, sta proprio nelle azioni intraprese dagli attivisti. Riappropiandosi della gestione politica-amministrativa del territorio – decidendo dunque di essere parte attiva degli aspetti importanti che riguardano la nostra vita e quella degli altri –  giorno dopo giorno sono riusciti a conquistare un tavolo di confronto con le istituzioni ottenendo dapprima la conversione del parco-zoo in area di rifugio per gli animali, poi il trasferimento di alcuni presso santuari e la liberazione in natura di altri.

Oggi questi attivisti hanno ottenuto un documento firmato dal sindaco di Cavriglia che si impegna definitivamente a non costruire mai più uno zoo in tutto il territorio comunale.
Ne parliamo con Francesco Cortonesi uno dei promotori del progetto.
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Partiamo dal principio. Raccontaci di Cavriglia e di come è nato il vostro progetto.

Il progetto IostoconBruno è nato abbastanza casualmente. Nel 2010 ho raccontato attraverso uno spettacolo teatrale e una mostra fotografica, la storia di Nannetti Oreste Fernando, in arte NOF4, un internato del manicomio di Volterra vissuto recluso per quarant’anni e volevo dare un seguito al concept sulla prigionia, così  ho pensato che era giunto il momento di raccontare le storie degli animali che vivono reclusi negli zoo della Toscana. Per questo stavo vistando un po’ tutti gli zoo, insieme ad altri attivisti per i diritti degli animali, quando sono arrivato a Cavriglia e ho scattato una foto davvero inquietante di Bruno, l’orso del parco.

l’orso Bruno

Nel frattempo, per lanciare il progetto, avevo aperto una pagina Facebook dove davo voce agli animali che incontravo, immaginandoli come se fossero tanti Silvio Pellico che raccontano la loro vita dietro le sbarre.

La foto di Bruno è diventata virale e in breve radio e giornali della zona hanno iniziato a dar risalto a quello che stavo facendo.

A quel punto sono stato chiamato dal neo sindaco di Cavriglia, che voleva spiegazioni rispetto a quanto stavo dichiarando, così ho mostrato le foto che avevo scattato e il Sindaco si è  reso conto che non stavo mentendo riguardo alla situazione di molti animali ospitati nella struttura.

Cosa è successo subito dopo?

Alla riunione con il Sindaco c’erano anche alcune associazioni animaliste e la Leal LegaAntivisezionista si è subito resa disponibile ad aiutarmi e a sostenere il progetto che avevo in mente, quello cioè di trovare una casa agli animali e di aiutare Bruno, l’orso quasi quarantenne che ovviamente vista l’età e le sue condizioni di salute non può essere reintrodotto in natura o portato in un luogo migliore. Senza la Leal tutto quello che è stato fatto in seguito non sarebbe stato possibile.

Quale situazione è stata riscontrata all’interno del parco?

Bé, questa è una domanda difficile. Per chi come noi si occupa dei diritti degli animali, ogni zoo, non importa quanto sia abbellito o si professi difensore della conservazione, è un carcere dove vengono reclusi esseri viventi che non hanno compiuto alcun reato e che vengono sfruttati per il divertimento di altri. Naturalmente ancora oggi molte persone non riescono a comprendere perfettamente questo punto di vista e ritengono gli zoo luoghi dove è possibile osservare gli animali che non si incontrano tutti i giorni e dove si può far vedere ai bambini quegli stessi animali che altrimenti vedrebbero solo in tv o nei libri. Non vedono nulla di male in tutto questo. Per queste persone la prigionia di certi animali è semplicemente normale, anche se probabilmente farebbero molta fatica ad accettare i loro cani e i loro gatti reclusi nelle stesse condizioni. Il parco di Caviglia è nato con la concezione classica di zoo. Con il tempo poi lo zoo è andato in decadenza e ora sono rimasti solo alcuni animali che vengono accuditi tutt’ora dai dipendenti di una cooperativa seguita da un veterinario. Queste persone facevano del loro meglio per far star bene gli animali, ma naturalmente non potevano risolvere i problemi della detenzione. La prigionia del resto è sempre devastante e a maggior ragione lo diventa nel momento in cui questi animali non possono essere seguiti da esperti in grado di conoscere e occuparsi di ogni singola specie. Per fare questo ci vogliono molti soldi e molto personale, non può bastare la buona volontà di qualcuno. Così alla fine, per tornare alla domanda, al parco di Cavriglia che sorge in un posto meraviglioso, in cima a una collina di circa 900 metri, c’erano molte gabbie, alcune ormai vuote e altre abitate da animali che trascorrevano i loro giorni in prigionia per il piacere di alcuni visitatori. Del resto non è quello che accade in ogni zoo?

Di quali e quanti animali stiamo parlando?

Per adesso abbiamo liberato 31 animali. All’interno del parco zoo restano ancora 17 macachi, un bisonte americano, sei caprette, uno struzzo, un pony, cinque oche, e cinque lama. Più naturalmente Bruno che come ho detto, a causa dell’età, non potrà essere spostato. Va precisato che sia i lama che le oche sono di fatto già in libertà, ma potrebbe rivelarsi necessario trovare un santuario anche per loro, tutto dipende da cosa sorgerà al posto del parco zoo.

Lo-struzzo-Garibaldi

lo struzzo Garibaldi

In concreto con il progetto iostoconbruno cosa siete riusciti a fare per questi animali?

Prima di tutto abbiamo liberato gli animali a cui potevamo trovare casa subito e che vivevano in condizioni critiche. Naturalmente l’ideale sarebbe stato restituire loro la completa libertà, ma per alcuni era assolutamente impossibile visto la lunga permanenza in gabbia e l’imprinting ricevuto. Così abbiamo deciso che tutto quello che potevamo fare era trovar loro una casa e qualcuno che potesse amarli e seguirli. I primi a partire sono stati una femmina di maiale, cinque conigli, due quaglie, due galletti e due bengalini. Tutti gli animali sono stati portati in rifugi o santuari tranne i due bengalini che sono stati affidati a una famiglia in grado di prendersene cura e soprattutto in grado di dar loro uno spazio adeguato. Fondamentale è stato l’aiuto che abbiamo avuto da parte del veterinario del parco, il dottor Della Gatta che si è sempre dimostrato disponibile a darci una mano. Ci siamo poi dedicati alle colombe e le abbiamo rieducate al volo, perché dopo tanti anni passati in voliera sapevamo che avrebbero avuto qualche difficoltà. Grazie all’aiuto di alcuni esperti le abbiamo riabilitate al cento per cento. Abbiamo impiegato quasi due mesi, poi finalmente grazie anche al fondamentale aiuto dei ragazzi di Agripunk le abbiamo liberate nei cieli del parco.

E gli altri?

Nel frattempo naturalmente facevamo tutto il possibile anche per gli altri. Abbiamo creato un team di volontari e abbiamo iniziato a darci da fare per migliorare le condizioni di quelli che sarebbero per il momento rimasti. Abbiamo costruito un grande recinto per Paco, il pony che per anni era vissuto completamente isolato in una piccola stalla in cima a una collina del parco e migliorato il recinto di Garibaldi lo struzzo. Nel frattempo abbiamo contattato alcuni esperti di orsi italiani e tedeschi e abbiamo ideato il progetto IostoconBruno che ci ha permesso di ridurre in poco tempo la stereotipia di Bruno. È stato davvero fantastico rendersi conto dei miglioramenti di Bruno che nonostante l’età, apprendeva velocemente i luoghi dove noi nascondevamo ( e nascondiamo tutt’ora) il cibo, in modo da tenerlo impegnato e far lavorare il suo cervello. Nel giro di pochi mesi Bruno non solo era molto più reattivo, ma passava molto più tempo nella porzione di bosco creata appositamente per lui. Abbiamo girato un breve documentario su questo.

L’avrò visto decine di volte e ancora oggi mi emoziona e mi sembra incredibile che Bruno sia riuscito a migliorare così tanto.

l'orso Bruno

l’orso Bruno

So che la liberazione di Peppa, la femmina di maiale, è stata per te una delle emozioni più forti.

Tutte le liberazioni sono state meravigliose ovviamente, ma quella di Peppa è stata così spettacolare che è davvero una di quelle emozioni che sai che non dimenticherai mai. Peppa l’abbiamo trovata all’interno di una voliera per aquile. Viveva lì da 10 anni, completamente sola. Dentro la voliera aveva un piccola cuccia dove passava la maggior parte del suo tempo.

la maialina Cara

Francesco e la maialina Cara

Avevamo programmato la partenza di Peppa per il 24 dicembre poi ci sono stati alcuni imprevisti e abbiamo dovuto spostare la partenza di alcuni giorni. Il 28 dicembre un violento temporale ha creato grossi buchi nella cuccia e per l’ultimo dell’anno era prevista una grande nevicata. Così abbiamo creato velocemente un gruppo di volontari e il 31 dicembre, proprio mentre la neve cominciava a scendere, siamo saliti al parco e abbiamo costruito un nuovo riparo. Abbiamo finito appena in tempo, rischiando di restare intrappolati. Mentre il sole stava tramontando e la neve era oltre il livello di guardia siamo stati costretti ad andarcene velocemente con il cuore in gola e senza sapere bene se tutto sarebbe andato per il meglio. Devo dire comunque che i volontari avevano fatto un gran lavoro e tutti noi eravamo abbastanza sicuri che il riparo avrebbe retto. Tutto e andato per il verso giusto e Peppa ha dormito al caldo nonostante la neve. Ricordo che il primo gennaio, all’alba, siamo andati a vedere comunque timorosi.

Peppa invece se ne stava acciambellata dentro la cuccia e russava, tanto che la sentivamo da fuori.

Guardarla dormire dentro al suo nuovo riparo, al caldo, mentre fuori c’erano quaranta centimetri di neve è stato davvero emozionante. Alla fine Peppa è partita il 6 gennaio ed è andata a vivere al santuario di Ippoasi. Una volta arrivata, abbiamo deciso di cambiarle nome per tagliare totalmente i ponti con il suo passato da reclusa. Oggi si chiama Cara e sta benissimo.

Riguardo invece alla famiglia dei macachi ci sono probabilità che la loro vita migliori oppure siete ancora alla ricerca di possibili soluzioni?

La loro vita migliorerà sicuramente. Di fatto la soluzione è già stata individuata. Grazie alla prestigiosa AAP, i macachi andranno quasi sicuramente presso il santuario De Zonnegloed in Belgio. È un’ottima soluzione perché permetterà ai macachi di vivere in un luogo sicuro, molto verde e con un team di esperti in grado di intervenire in caso di necessità. Dove si trovano adesso i macachi sono come dei fantasmi, nessuno è in grado qui di seguirli direttamente.

il macaco Cocis

il macaco Cocis

La AAP ha inoltre chiesto al sindaco di Cavriglia di firmare un documento molto importante: la dichiarazione ufficiale che mai più nel territorio comunale verrà costruito un zoo. È davvero un grande passo verso un futuro migliore.

Francesco, siete dunque riusciti a chiudere uno zoo, liberare molti animali e migliorare la vita di tutti gli altri. Sembra una storia frutto della fantasia e invece tutto è reale.

Vero, naturalmente saremo felici anche quando Paco il pony, Garibaldi lo struzzo, Arturo il bisonte, le caprette Pongo, Costolina, Tiberio, Camillo, Luisa e Gioia avranno trovato casa. Dopo tanti anni vissuti al parco con davvero poca possibilità di socializzare  è giunto il momento di regalare loro un futuro migliore. Un futuro come quello che ha trovato Cara a Ippoasi!

Cosa succederà ora? Il progetto iostoconbruno termina con la sistemazione degli ultimi animali oppure continua?

Il progetto IostoconBruno andrà avanti fino a quando Bruno sarà in vita naturalmente. In questo anno e mezzo crediamo di aver costruito con il sindaco Leonardo Degli Innocenti O Sanni qualcosa di veramente importante. Inizialmente non è stato assolutamente facile, anche perché le nostre idee sembrano sempre radicali a chi è esterno alla concezione antispecista. Oggi però grazie al duro lavoro di tutti gli attivisti possiamo dire che siamo davanti a una situazione diversa. Resta in piedi a esempio l’idea di fare un santuario nel territorio comunale anche se non sarà certo facile. Prima di tutto dobbiamo trovare qualcuno in grado di occuparsene e di seguire quelle che secondo noi solo le linee guida imprescindibili. Il nostro punto di riferimento è la carta dei valori della Rete dei Santuari degli Animali Liberi. Nel frattempo ci piacerebbe anche portare altrove la nostra esperienza e far conoscere il lavoro che abbiamo fatto con Bruno. Ci sono ancora molti orsi in cattività, destinati purtroppo a non tornare mai più in libertà a causa dell’età e delle condizioni di salute e sono tutti individui che potrebbero essere aiutati.

In ogni caso per noi è già bello sapere che un primo Comune in Italia ha deciso di chiudere definitivamente uno zoo.

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